mercoledì 27 agosto 2014

#STORIEDAHIPHOP n°3: LA PEGGIORE INFAMATA DI SEMPRE

Primavera 2008, serata di presentazione del mio album Palestra di vita.
Mi viene servita la peggiore infamata di sempre, dove meno me l'aspettavo e come meno me l'aspettavo.

La città: Milano.
Il luogo: un noto centro sociale.
La serata: un evento con un grosso headliner underground, a cui io dovevo aprire dopo una serie di mini-showcase di giovanissimi emergenti.
"Presentazione Matt: 23:30", diceva la scaletta.
Avevo con me 3 persone con cui dividere il palco (DB, Hegokid e Palla Da Phella) e una carovana di circa 50 amici a cui della serata in sé non poteva fregare di meno, ma che volevano esserci perché quello era il mio momento. Quindi hanno felicemente pagato l'ingresso (5€) e consumato al bar, portando nelle casse del posto almeno 350-400€. Tenete a mente questo particolare.

Posto pieno, 800 persone minimo. Forse un migliaio, in quello che al momento era il punto di riferimento per l'hip-hop a Milano, dopo la scomparsa dello Show-Off di Bassi e Rido.
Io, chiaramente, con la sensazione che miglior occasione di lancio non mi sarebbe potuta capitare. Tranquillo anche quando mi son sentito dire "Matt, si slitta di mezz'ora", e nonostante quanto alcuni nomi dell'underground lombardo m'avessero detto di fare attenzione all'organizzatore.
Mai e poi mai avrei previsto quello che stava per succedere, anche perché mi credevo "degno di particolare attenzione", visto che nel medesimo centro sociale avevo già dato una mano nel contesto della Slam Poetry e mi pareva pure di stare simpatico al manipolo di capetti della faccenda, fra cui appunto l'organizzatore degli eventi hip-hop.

Succede poi il finimondo: a scatti di mezz'ora causa ritardi a catena dei mini-showcase (e infinito contest di freestyle, come qualcuno mi ricorda, ndr) vengo spostato alla bellezza delle 2:30. Nel mentre, giustamente, alcuni amici cominciano a salutarmi e andarsene, compreso chi il giorno seguente sarebbe dovuto rientrare a Ginevra (400km da Milano, per informazione). Io mortificato.
Ad un certo punto, la bomba: "Matt, siamo lunghi. L'headliner ha detto che o suona fra 10 minuti o se ne va. Il tuo showcase salta". 
Evito di sbottare per cercare di trovare un'alternativa in tempo zero, ma rifiuto la sola che mi propone l'organizzatore, ormai ubriaco e fumato fino al midollo: "Eh dai, riorganizziamo fra un mese".
Col cazzo.

Capito che il palco non l'avrei visto, ho fatto un ragionamento molto semplice, chiedendo al mio interlocutore di andarci a sedere altrove per uscire dal capannello di sua e mia gente creatosi nel backstage, dove gli animi cominciavano a scaldarsi (e le mani di qualcuno a prudere).
IO: "Ascolta, a parte il danno che mi stai facendo, fatti pure 2 conti: io ti ho portato almeno 50 persone che altrimenti non sarebbero venute. Ingresso e consume, 400€ grazie a me te li sei fatti".
LUI: "Eh, ma cosa c'entra..."
IO: "C'entra che se scaliamo che me ne devi 150 per lo showcase -e li voglio comunque perché siam qui in 4 e veniamo da fuori- tu almeno 250 puliti te li metti in tasca avendo fatto fare una figura di merda a me e la strada per un cazzo ai miei amici".
LUI: "Eh, ma cosa c'entra...".
IO: "C'entra che mo' tiri fuori 'sti soldi per noi e rimborsi pure i 5€ d'ingresso a quelli che son rimasti. Le birre te le abbuono. E la chiudiamo qui".
LUI: "Io ti do 100"
IO: "150 e rimborsi la mia gente".
LUI: "100".

La tiritera è proseguita così per diversi minuti, in cui -da vero codardo- il tipo si è fatto sempre più forte del fatto di giocare in casa, supportato oltretutto da un rapper milanese all'epoca molto noto, che dopo aver assistito all'intera querelle ha cercato di imbastirmi un sermone sulla "relatività dei punti di vista", nel mero tentativo di non inimicarsi i compagni di manifestazione. Alla faccia dell'"alfiere del vero".
E ha vinto l'organizzatore, alla fin fine. Nel senso che, a fronte di una presentazione saltata e un senso di vergogna inenarrabile, quello che ci ho cavato io sono stati 100€ divisi in parti uguali coi miei soci di palco, offrendo in seguito di pagare da bere di tasca mia agli amici (certamente non al bar del posto), i quali però mi hanno invitato a non preoccuparmi, appunto, avendo capito le circostanze.

Unitamente ad altre faccende che prossimamente racconterò per fare il punto sui centri sociali, questa situazione è stata per me l'esempio massimo circa lo spirito con cui gestisca le cose anche chi si barda di ideali, bandiere e retorica del rispetto.
Io ci ho trovato solo gente troppo fumata per ragionare con me, ma sufficientemente aggressiva per fare la cresta anche nel torto assoluto.

NB: l'immagine di apertura, mix fra il Che e Peter Griffin, ritrae molto verosimilmente il volto dell'organizzatore/capetto in questione. A qualcuno risulterà chiarissimo di chi si tratta...

3 commenti:

  1. L'episodio specifico lo ricordo vagamente da discorsi passati, nomi/luoghi/circostanza invece credo mi siano a sufficienza noti :-)
    Unico appunto, la chiosa finale mi sembra troppo generalista/generalizzante: lato nostro le sòle peggiori, identiche a quelle da te descritta, ci sono capitate in un paio dei locali più VIP della Corso Como che conta; il contesto (ed il live) lo fanno le persone, promoter/organizzatori incompetenti sono trasversali. Di contro, abbiamo suonato decine di volte in CS sparsi per il nord Italia imbattendoci in alcune situazioni di "amatorialità", ma molto più spesso incontrando persone appassionate e capaci: al Paci Paciana in BG facemmo un sound check come poche altre volte, per citare un esempio virtuoso. Questo per dire che bollare i CS come covi di "gente fumata" mi sembra abbastanza ingeneroso e riduttivo; tralasciando il pippone sul ruolo nell'evoluzione delle posse etc, è oggettivo come negli anni siano rimasto uno dei pochi contesti che permette anche ad emeriti sconosciuti di suonare live.

    Stammi bene :-)
    Federico (Darkeemo)

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  2. Matt davvero sento la tua rabbia e frustrazione, e concordo con te sul fatto che davvero certe cose non dovrebbero accadere, specialmente se ti fidi delle persone. Pero' concordo con Federico: e' ingiusto generalizzare. Io nelle mie piccole esperienze mi sono trovato bene o male in centri sociali o locali... e anche qui a Londra non cambia nulla: tutto dipende dalle singole persone, che a volte sono stronzi, altre volte fanno semplicemente errori che poi non sanno come riparare e che quindi si nascondo dietro agli amici o alle situazioni (ammetto: da codardi).

    Detto questo, se la persona in questione e' chi penso io basti dirti che e' arrivato a copiare una rima da me (registrata in un feat con un suo amico)... cioe' da ME!?!?!?!?!? L'ultimo dei polli del rap?

    Non perdere altre energie pensando a 'ste persone, non ne vale la pena!

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  3. Ciao ragazzi. Sottolineo che la conclusione del pensiero di questo post è relativa solo a QUESTA specifica situazione e non è un parere in senso lato sui centri sociali. Per quello, come anticipato, ci ritroveremo prossimamente e da lì potremo proseguire il dibattito generale.
    :-)

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